Protezione Integrata delle Colture Orto-Frutticole Mediterranee

Storia
Le specie frutticole di maggiore importanza per l’area mediterranea sono soggette a numerosi fattori avversi di natura biotica ed abiotica che ne minacciano seriamente la produzione, in termini qualitativi e quantitativi, fino a limitarne, in casi estremi, la possibilità di coltivazione in alcune aree. Si stima che nel mondo le perdite dovute ai problemi fitosanitari si aggirano intorno al 30-40%, e queste risultano particolarmente elevate nei Paesi in via di sviluppo. La globalizzazione, favorendo l’incremento esponenziale nello scambio di prodotti e materiali vegetali anche fra Paesi fra loro molto distanti, ha portato ad una sensibile accelerazione anche della diffusione di patogeni e parassiti vegetali, assieme ai loro vettori, con forti ripercussioni nell’agro-ecosistema di molte aree. Sebbene inconsapevolmente, l’uomo è stato da sempre il più efficace vettore di questi organismi indesiderati, attraverso l’introduzione e propagazione di nuove specie e varietà ritenute economicamente interessanti.
Il settore della Protezione Integrata delle specie frutticole Mediterranee (IPM), costituito nel 1985 a seguito di una iniziativa congiunta fra il CIHEAM/IAMBari e la FAO, ha puntato l’attenzione, fin dalla sua costituzione, alle problematiche fitosanitarie di queste specie e indirizzato i maggiori sforzi  alla formazione ed addestramento di personale tecnico-scientifico e di manager del settore; nonché alla armonizzazione di procedure e strategie per la sorveglianza, difesa e divulgazione nel campo della protezione delle piante e del miglioramento della qualità dei materiali di propagazione della regione mediterranea. In tale contesto, una particolare attenzione è stata rivolta a contenere i rischi di introduzione e/o diffusione di organismi nocivi e malattie economicamente rilevanti dovuti sia allo scambio di germoplasma vegetale tra i diversi Paesi per finalità commerciali e/o scientifiche, sia alla debolezza dei sistemi di quarantena e certificazione esistenti nell’area mediterranea. Misure preventive e proattive a supporto di strategie di protezione integrata, condivise su base interregionale, costituiscono indubbiamente strumenti efficaci a sostegno di un’agricoltura sostenibile e per la creazione di un’area di libero scambio di prodotti vegetali nel bacino mediterraneo, rispondendo adeguatamente ai crescenti bisogni della globalizzazione.
Negli ultimi 25 anni il settore IPM ha fornito un contributo straordinario al miglioramento sanitario di specie frutticole mediterranee ed al contenimento della introduzione e diffusione di parassiti e patogeni nei Paesi mediterranei non soltanto attraverso l’attività di formazione rivolta a tecnici e personale scientifico, ma anche attraverso l’attività di ricerca applicata e lo sviluppo di relazioni e reti di ricerca nel Mediterraneo. Risultati di tale attività sono stati i numerosi programmi di cooperazione internazionale attivati per armonizzare protocolli di monitoraggio e difesa di patogeni e/o parassiti, nonché di miglioramento sanitario di genotipi locali di specie frutticole (agrumi, vite, olivo, fico, drupacee, pomacee e palme).

Obiettivi
Al centro degli interessi del settore IPM è la gestione moderna e sostenibile di patogeni e parassiti che attaccano le specie frutticole mediterranee (agrumi, vite, olivo, fico, drupacee, pomacee e palme). Vengono promosse, pertanto, misure proattive e bio-intensive finalizzate a prevenire l’introduzione e diffusione di organismi nocivi indesiderati nella regione e a mantenere i patogeni esistenti al di sotto di soglie tollerabili, favorendo così la salvaguardia sostenibile dell’ambiente e delle risorse naturali.

Obiettivi specifici
Per stimolare una gestione efficace e sostenibile delle problematiche fitosanitarie in tutta l’area mediterranea, il settore IPM è impegnato a:
- Acquisire e aggiornare dati su organismi nocivi di qualità e di quarantena che costituiscono una minaccia alle specie frutticole mediterranee, attraverso la valutazione della loro presenza, distribuzione ed incidenza nei vari Paesi, la caratterizzazione delle singole specie/ceppi e delle popolazioni, lo studio della loro epidemiologia;
- Sviluppare, standardizzare e validare tecniche e metodologie per il monitoraggio e la sorveglianza di organismi nocivi e di quarantena, per la loro identificazione e controllo in tutte le fasi della produzione, incluse quelle successive alla raccolta;
- Predisporre e armonizzare protocolli tecnici per il miglioramento della qualità e sanità delle specie frutticole e per la salvaguardia dei genotipi locali.

Strategie del settore IPM
Sin dalla sua creazione il settore IPM ha incentrato la sua attenzione sulle problematiche virologiche delle specie frutticole per rispondere a precise sollecitazioni della FAO sulla necessità di formare esperti e promuovere la ricerca in questa materia, ritenuta di importanza rilevante per la difesa delle specie frutticole nell’area mediterranea. Nel corso degli anni il settore IPM ha esteso la sua attività didattica, formativa e di ricerca ad altre discipline fitosanitarie che hanno un impatto economico rilevante sulle colture frutticole, per rispondere adeguatamente alle richieste e necessità dei Paesi mediterranei, adottando un approccio strategico di tipo “problem solving”. A questo fine sono state sviluppate adeguate competenze del personale interno e attrezzate opportunamente strutture e laboratori per favorire lo svolgimento della ricerca assieme ad altri numerosi tecnici e ricercatori di istituzioni scientifiche, ministeriali e private, provenienti principalmente dall’area mediterranea.
La formazione del personale a diversi livelli, la ricerca di base ed applicata condotta localmente e sviluppata attraverso opportune reti di ricerca internazionali che hanno coinvolto istituzioni ed organizzazioni scientifiche e non, l’attività di cooperazione con molti Paesi mediterranei hanno favorito l’acquisizione di un elevato bagaglio di conoscenze nel settore della protezione delle piante e la capacità di trasferire i risultati nell’ambito di programmi finalizzati al miglioramento sanitario e all’adozione di strategie di protezione integrata alle colture frutticole di molti Paesi. Di conseguenza, è andato sempre più consolidandosi il ruolo “leader” dell’Istituto in questo settore nel bacino mediterraneo.
Le attività sperimentali e di ricerca sviluppate dal settore IPM trovano la loro applicazione e validazione sul territorio a livello regionale e nazionale. Infatti l’IAMB fornisce servizi nel campo della selezione clonale, della certificazione del materiale vivaistico e nella quarantena. Il settore IPM è ufficialmente riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura italiano come “laboratorio accreditato” nella diagnosi di patogeni vegetali. Per più di 15 anni ha fornito assistenza tecnica e supporto al Servizio Fitosanitario regionale nel monitoraggio di organismi nocivi di quarantena e di qualità e ha contribuito alla selezione e conservazione in sanità di genotipi autoctoni di specie frutticole mediterranee.
Considerato che il Mediterraneo ospita una consistente biodiversità di specie frutticole e che è ampiamente cresciuto l’interesse e la consapevolezza della necessità di conservare questo enorme patrimonio per ragioni di ordine sociale ed economico, sviluppare una efficace strategia IPM può indubbiamente aiutare a proteggere l’intera regione mediterranea dalle minacce di natura fitosanitaria e dai rischi di erosione genetica.

 


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